SOLO SHOW
Occupare uno spazio, utilizzarlo, prenderne possesso entrando in sintonia con l'ambiente, con chi lo attraversa e lo abita sono gli stimoli che muovono la ricerca di Clara Luiselli: i suoi interventi nascono dall'attenta osservazione di ambienti e di situazioni, con cui cercano costantemente di stabilire un contatto intimo, anche a costo di esserne influenzati e di subire dei cambiamenti, anche radicali. L'essenziale è stabilire un legame, aprirsi all'interazione, stimolare chi guarda a entrare in comunicazione con l'opera, sfiorandola, manipolandola, perfino rovinandola. Non basta guardare per comunicare, capire e conoscere, bisogna avvicinarsi e toccare, correndo anche il rischio di fare dei danni e di danneggiarsi. Un approccio empirico, che fa dell'esperienza estetica un'occasione di conoscenza diretta del reale, dell'altro e di se stessi, privilegiando i canali non verbali.
L'arte non è un evento eccezionale estraneo o spettacolare per Clara Luiselli, è invece un incidente di percorso nella quotidianità che si focalizza in aspetti apparentemente banali e si materializza in oggetti enigmatici, anomali, e a volte anche curiosi, che con la loro ambiguità provocano uno scarto, uno spostamento di senso che stimola riflessioni, invita a porsi domande a cui ognuno dà una risposta personale. L'artista utilizza oggetti comuni o interviene nell'ambiente mimetizzandosi e sfruttando le caratteristiche contingenti - muri, oggetti comuni, materiali e abiti usati - con segni poco appariscenti, che richiamano le peculiarità del luogo, ne evocano la memoria e la storia.
Già nei primi lavori, significativi e anticipatori degli sviluppi successivi, emergono le tematiche ricorrenti della sua ricerca: come in Convivenza (1997) dove Luiselli interviene quasi impercettibilmente su una porzione di muro all'interno della Chiesa di San Francesco a Como, inserendo nelle fughe tra una pietra e l'altra dei fili di seta attorcigliati dalle diverse sfumature di bianco, un materiale che richiama la realtà produttiva della città lariana. In Compenetrazioni (1997), emerge un'esortazione alla partecipazione e la volontà di stimolare un'azione diretta che dia vita all'opera stessa. Con un semplice gesto l'artista costringe gli altri partecipanti alla mostra a essere parte attiva nella realizzazione della sua opera: regala un uovo a ognuno chiedendo di utilizzarlo a piacimento nel loro lavoro: alcuni l'hanno inserito, altri l'hanno distrutto, altri ancora l'hanno nascosto. Fragile (1998) rappresenta un analogo invito all'azione/interazione: l'artista realizza una pedana calpestabile fatta di mattonelle con un foro centrale, una piccola nicchia che contiene un uovo, sui cui gli spettatori possono camminare scegliendo se fare attenzione o se procedere senza preoccupazioni, anche rompendo deliberatamente i gusci. Inevitabile calpestare l'opera senza danneggiarla, solo così è possibile fruirla direttamente e pienamente.
La relazione diretta è la chiave di volta anche dei lavori più recenti, come Reliquie (2001) una serie di contenitori circolari di tulle appesi ad altezza d'uomo che contengono dei capi di vestiario e accessori - guanti, cravatte, fazzoletti - che in parte fuoriescono da un taglio praticato nella superficie. Indumenti usati, banali e quotidiani appartenuti a chi non c'è più, anonimi ricordi senza gloria che si possono toccare, sfilare o anche indossare stabilendo così un contatto con chi è assente attraverso quelli che sono stati, un tempo, i suoi oggetti personali. L'aspetto contemplativo è qui secondario: le reliquie si offrono per essere riscoperte attraverso il contatto fisico. Anche in questo caso è l'azione a dare un senso al lavoro, ad attivarlo e a stimolare un memento mori personale.
Rossella Moratto
Post Scriptum
Ho incontrato Clara Luiselli all'archivio di Careof e Viafarini: come molti giovani artisti è venuta a presentarmi il lavoro. L'ha fatto in modo lineare, diretto. L'incontro è sfociato in una mostra. In Clara mi ha colpito la capacità di guardare gli oggetti comuni, di osservarli e di entrare con essi in sintonia. Niente effetti speciali, nulla di spettacolare, ma una capacità di osservare, riflettere, di prendersi cura di oggetti apparentemente qualsiasi, di entrare in comunione con luoghi e persone, anche attraverso lunghe e pazienti processi di coinvolgimento. Ne risulta che il suo lavoro non è mai ospite estraneo, ma si propone come presenza familiare e trova il proprio spazio, magari una nicchia discreta. I suoi lavori si offrivano allora, e continuano ad
offrirsi semplici, familiari, eppure vivi, vitali, desiderabili.
Gabi Scardi
Text by Rossella Moratto & Gabi Scardi